5 consigli pratici per spiegare ai bambini il Coronavirus

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In questo momento di crisi dovuto al coronavirus, è necessario riflettere su come comunicare ai bambini le notizie di quanto sta succedendo e del perchè la quotidianità sta cambiando (non si va a scuola, i genitori sono a casa dal lavoro o lavorano da casa, si va più spesso dai nonni, non si può fare sport, ecc.).
1) I bambini hanno bisogno di informazioni chiare e vere, comunicate e filtrate in base all’età in modo da essere comprensibili.
2) E’ importante non esporre i bambini a immagini e notizie non adatte al loro livello di
comprensione.
3) Scegliere uno o due momenti al giorno da dedicare insieme alla visione di notiziari o
ricerca web di notizie, per spiegare cosa sta succedendo e rassicurare i bambini attraverso un focus realistico e orientato agli aspetti positivi (per es. spiegare che tante persone si stanno occupando del problema per la nostra sicurezza)
4) Mantenere delle abitudini: i bambini possono continuare a fare le cose da bambini come giocare, parlare di cose divertenti, fare i compiti e imparare cose nuove.
5)​ Dare sicurezza: è importante che i bambini non vedano solo volti spaventati e allarmati. Se riuscite a calmare voi stessi come genitori, darete sicurezza al bambino. I bambini notano le incongruenze dei grandi e apprendono dall’esempio. Se non riuscite a calmarvi, chiedete supporto ai familiari, agli amici, alla comunità ed eventualmente agli specialisti.
Lo psicologo Alberto Pellai ha condiviso un racconto molto utile da leggere ai bambini che spiega il coronavirus:
È un virus. È così piccolo che lo si può vedere solo in laboratori speciali con microscopi speciali. Ecco perché ci spaventa tanto. Perché è invisibile a occhio nudo. Da sempre noi esseri viventi abbiamo paura di ciò che ci può fare male e che non si può vedere. Succedeva all’uomo delle caverne che andava a caccia di animali feroci che erano nascosti nelle foreste. Lui non li vedeva e doveva andarli a cercare. Loro stavano appostati in luoghi nascosti e, per non essere uccisi, potevano ucciderlo. È lì che il nostro cervello ha imparato ad accendere l’emozione della paura. Ci ha dotato della capacità di avvertire un pericolo che non si vede. Ci fa sentire l’allarme quando ancora non abbiamo davanti a noi il pericolo. Così siamo più preparati ad affrontarlo quando ci si presenta davanti.

 

La paura è come la sirena dell’ambulanza che suona dentro di te. La senti e ti avverte che qualcosa di grave sta per succedere. Bisogna correre all’ospedale per evitare che le cose precipitino. Il coronavirus, oggi, fa suonare tutte le sirene d’allarme del mondo. Ne parlano in continuazione alla televisione. Ci sono adulti più tranquilli, altri in ansia, altri molto spaventati: e poi c’è gente con i nervi saldi che sta lavorando giorno e notte per combattere questo rischio. Purtroppo hanno cancellato le gite scolastiche. Non si fanno più gli allenamenti sportivi. Sembra di stare in guerra, ti viene da pensare. E così provi una paura difficile da addomesticare. Non posso togliertela quella paura, ma posso dirti che, mentre è giusto sentire l’allarme per qualcosa che ci minaccia, allo stesso tempo dobbiamo imparare a prendere le cose nella giusta misura e per quello che sono.

È vero: il coronavirus è un nuovo agente di infezione che per la prima volta sta colpendo gli esseri umani. Prima era presente solo nel corpo di alcuni animali. È vero: il coronavirus ha contagiato migliaia di persone in Cina e nel mondo e ora è presente nella nazione in cui vivi anche tu. È vero : ci sono persone infettate dal coronavirus che sono morte. Però, affermato che queste sono tre verità che tutti sappiamo, ecco altre verità che, in questo clima di allarme, vengono raccontate, ma le persone colgono molto meno. Il contagio al momento ha colpito un numero molto ristretto di persone. La malattia si è localizzata in alcune zone precise, chiamate focolai di infezione. Quando è stata identificata la zona del focolaio, gli esperti hanno preso tutte le precauzioni possibili per non farlo uscire da lì. È come un animale in trappola. Ecco perché gli abitanti di alcuni paesi e città sono oggi in isolamento e quarantena. Viene chiesto loro di non uscire dal loro territorio, così da non trasportare il virus in luoghi in cui esso ancora non è arrivato.

 

La malattia prodotta dal coronavirus è simile ad un’influenza. Fa tossire, starnutire, dà febbre. In molte persone il virus non produce nemmeno questi sintomi. Solo pochissime persone si ammalano con sintomi molto più gravi, come la polmonite. Ad oggi, il 2% delle persone affette dal virus è morto. Vuol dire che di tutti gli ammalati, muore, purtroppo, una persona su 50. E sappi che tra i malati non ci sono praticamente bambini. Ovvero, sembra che chi ha la tua età, ha una capacità naturale di resistere all’attacco del virus. Che, quindi, per i bambini non rappresenta una reale minaccia.

 

Inoltre, considera che: nei luoghi in cui c’è l’infezione, ci sono migliaia di persone. Di quelle migliaia di persone, pochissime contraggono l’infezione, di quelle pochissime solo 1 su 50 muore. È tristissimo sapere che una persona muore per una malattia. Però è importante che tu consideri che la paura che senti, riguarda una minaccia che ha pochissime probabilità di riguardare la tua vita. Ma tutto il mondo, proprio per evitare, che questo accada, oggi si sta dando da fare per evitare che questa infezione si diffonda. È fondamentale perciò che le persone vengano allertate e allarmate. Perché così percepiscono un rischio e imparano a fare tutto quello che serve per evitare che esso si trasformi in un pericolo crescente. È quello che hanno già fatto con te i tuoi genitori da quando sei nato. Ti hanno insegnato che prima di attraversare la strada, devi aspettare che il semaforo diventi verde. Altrimenti rischi di essere tirato sotto da un’automobile. E questo ti ha permesso di imparare ad andare in giro sicuro per il mondo, sapendo come evitare gli incidenti. Ti hanno insegnato che non si può mangiare solo cotoletta e patatine. Perché il tuo corpo ha bisogno anche di fibre e vitamine che trovi nella frutta e nella verdura. Solo così puoi mantenere un corpo sano. Ti hanno insegnato che quando navighi in rete non devi fornire le tue generalità – nome, cognome e indirizzo – a nessuno, perché non sai chi c’è dall’altra parte.

 

Per il coronavirus è un po’ la stessa cosa. Il mondo adesso viene avvertito che la fuorì c’è un virus di cui non conosciamo molte cose. E perciò ce ne dobbiamo difendere. Ogni giorno nei laboratori, gli scienziati stanno lavorando per trovare un vaccino e una cura. In ogni momento, le persone che ci governano stanno promuovendo leggi per tutelare la nostra salute. In tutti gli ospedali il personale medico e paramedico è pronto a curare le persone che si ammaleranno. E i malati hanno il 98% di probabilità di guarire. Così come, al momento, la quasi totalità della popolazione ha ottime probabilità di non ammalarsi. Gli esperti di prevenzione ci dicono di fare poche cose che sono molto importanti: — se ti viene da tossire e starnutire, fallo nel cavo del gomito. In questo modo, non solo si riduce il rischio di diffondere il coronavirus, ma qualsiasi altro virus respiratorio — lavati bene le mani, sopra, sotto e tra le dita, con il sapone liquido, per un tempo di alcune decine di secondi. Potresti cantare per intero «tanti auguri a me» mentre ti lavi le mani, così riesci a far durare l’operazione il giusto tempo e nel frattempo ti dici una cosa bella e ti metti «dentro» un po’ d’allegria — usa fazzoletti di carta e cestinali subito dopo — non metterti le mani in bocca, negli occhi, nel naso (ma questo lo sapevi già!) e non mangiarti le unghie. Anzi tienile corte e curate.

 

Ecco tutto qui: questo è quello che puoi fare tu in prima persona per far fuori quel mostriciattolo fantasma, chiamato coronavirus. Non si può dire nulla di più. Avere paura oggi è naturale. Siamo spaventati e dobbiamo difenderci da qualcosa che non abbiamo ancora imparato bene a conoscere e affrontare. Ma l’uomo, nel corso della storia ha saputo fare cose straordinarie. Ha imparato a vincere malattie ben più terribili, ha inventato missili che possono portarci sulla luna, ha scoperto come trasformare la luce del sole in energia che fa accendere la luce di notte nelle nostre case, quando fuori c’è il buio. La paura ci fa vedere tutto buio e cupo. Ma tu non perderti nel buio. Affidati al lavoro di milioni di persone che oggi stanno lavorando e combattendo per vincere la battaglia contro il coronavirus. Impara a immaginarle tutte insieme. Un esercito infinito di milioni di uomini e donne – medici, ricercatori, scienziati, infermieri, forze dell’ordine – contro un invisibile microscopico virus. Ce la faremo, vedrai, ce la faremo.”

(Alberto Pellai, Medico e Psicoterapeuta. Ricercatore presso il Dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli studi di Milano – 23 febbraio 2020. Fonte: http://www.corriere.it)

Benessere emotivo nella terza età

senior-3336451_1920Come professionista, mi capita di affrontare dei percorsi psicologici con persone della terza età, perchè dai 60 anni in su, ci sono degli eventi che possono minare il proprio benessere emotivo e che richiedono di ritrovare un nuovo equilibrio:

  • la menopausa/andropausa
  • l’andare in pensione
  • la nascita di un nipote
  • aspetti legati alla condizione fisica/di salute
  • aspetti relazionali della coppia

L’andare in pensione, ad esempio, può mettere in crisi la propria identità, perchè dopo molti anni in cui si vive quotidianamente la parte lavorativa, ci si trova a casa a doversi riorganizzare. È importante che si riesca a mantenere un’aspetto di socialità, perchè è possibile sentirsi giù di morale quando non si hanno più tante cose da fare come prima e non si è ancora trovato il modo per avere un ruolo o un compito. Spesso avere un ruolo o sapere che ci stiamo impegnando in qualcosa dà un senso alla nostra vita, e quando ne sentiamo la mancanza possiamo soffrire. Il sentirsi utili si riflette anche sull’autostima.

Con l’andare in pensione, aumenta il tempo passato con il partner e spesso questo causa la rottura di vecchi equilibri e l’apertura di nuove discussioni. E’ utile in questi casi ritrovare nuovi modi di stare insieme e ridefinire il progetto di coppia.

L’andare in menopausa per una donna, può essere vissuto con difficoltà rispetto ai cambiamenti fisici e ormonali che comporta e alla questione della femminilità: la donna è alle prese con nuovi significati legati alla propria identità e al proprio ruolo. Inoltre oggi sempre di più, con l’aumentare dell’età in cui si ha il primo figlio, l’andare in menopausa coincide con l’adolescenza dei figli e questo ancor di più incide sulla rappresentazione di sè.

La nascita di un nipote può portare a cambiamenti nelle relazioni e a nuove richieste da parte dei figli, richieste di vicinanza o lontananza. Interagire in questo nuovo e, a volte fragile equilibrio, può essere un problema. Anche l’avere a che fare con un neonato oggi, può portare con sé una sensazione di inadeguatezza o far riaffiorare ricordi passati rispetto alla relazione con il proprio figlio.

La condizione fisica può non essere più quella di una volta e può capitare di entrare in contatto con l’ambiente medico per visite, utilizzo di terapie farmacologiche o di sottoporsi a interventi, grandi o piccoli. L’aspetto psicologico può essere sottovalutato, invece è molto importante curare questa parte, per sentirsi più forti ad affrontare le sfide che ci troviamo davanti con più sicurezza.

Se vuoi confrontarti su questi temi, puoi prenotare una visita con la psicologa  presso lo Studio di Psicologia di via Marghera 6/B a Milano, chiamando  il numero 3381213793 o lasciando qui sotto la tua richiesta e le tue preferenze di orario.

 

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In casi particolari, quando le persone anziane hanno oggettiva difficoltà a spostarsi, a causa di vari impedimenti, la psicologa è disponibile ad effettuare visite domiciliari.

Per informazioni chiama il 3381213793

La crisi di coppia |Psicologa Milano

Se vuoi ascoltare una mia intervista a Radio Lombardia sulla relazione di coppia e su come “litigare bene” CLICCA QUI

Succede spesso, nelle coppie, che i partner vadano in crisi perché non si capiscono più o non riescono più a dialogare tra loro.

Si mettono allora in atto una serie di meccanismi come:
– lamentarsi
– criticare l’altro
– “far orecchie da mercante”
– fare il gioco del silenzio
– fare la vittima
– diventare aggressivi
– usare la tecnica “io ho ragione…tu hai torto”
– salire in cattedra e trattare il partner come un bambino

blue-jeans-blur-clothes-349494A volte si attribuiscono questi comportamenti alle differenze tra i partner e alle loro scale di valori.
In realtà, spesso, dietro a queste accuse reciproche si nascondono una serie di bisogni personali non soddisfatti, come ad esempio l’essere amati, riconosciuti, rispettati, capiti, accettati o il bisogno di esprimere liberamente il proprio pensiero, di avere la fiducia dell’altro.

Il primo problema è che spesso non si hanno chiari quelli che sono i propri bisogni e, come conseguenza, non è possibile comunicarli al partner.

Ma è possibile trasformare la crisi in qualcosa di utile e positivo? Sì, se la si gestisce nella maniera opportuna, cogliendola come un segnale di ricchezza e di diversità, come un’occasione per ridefinire la situazione, trovare nuovi equilibri e cercare nuovi stimoli di crescita.

Oggi sappiamo che, all’interno di un sistema biologico, la crisi è normale, anzi può avere un effetto di crescita poiché favorisce l’emergere di soluzioni nuove, diverse e a lungo andare più soddisfacenti rispetto ai problemi che ci troviamo davanti.
Risulta invece distruttiva ogni volta che si mettono in atto dinamiche parziali e fuori controllo, perché questo porta alla distruzione del sistema entro cui la crisi si è verificata.
La crisi non è negativa di per sé. Il grado di soddisfazione rispetto a noi stessi, la nostra autostima e il nostro benessere psicofisico possono dipendere però da come affrontiamo la crisi.

adult-beard-blur-953207Quando richiedere una consulenza psicologica di coppia?

Quando la relazione diventa conflittuale, aumentano le discussioni e le incomprensioni, così come la rabbia e la frustrazione personale.

 

Una relazione di coppia insoddisfacente o conflittuale può creare problemi di diversa natura che i partners si “trascinano” anche in ambiti diversi: lavoro, educazione dei figli, salute e benessere psicofisico.
Quando le coppie vivono una situazione di malessere o di conflitto che non riescono più a risolvere in modo autonomo, possono richiedere una consulenza di coppia.

I motivi per cui si richiede una consulenza sono molteplici. I più diffusi sono:

  • difficoltà di comunicazione
  • presa di decisione e progettualità
  • momenti critici e di passaggio (convivenza, matrimonio, gravidanza, nascita figli, adolescenza dei figli, separazione)
  • difficoltà sessuali
  • infertilità
  • malattia

Gli incontri di consulenza psicologica di coppia hanno l’obiettivo di fare chiarezza sui problemi specifici della relazione e sui propri vissuti personali, trovando le prime risposte su come si possono affrontare.
La fase di consulenza può terminare con l’indicazione del terapeuta di proseguire con una vera propria psicoterapia di coppia, una psicoterapia individuale o un percorso di sostegno genitoriale.
Una psicoterapia di coppia non cerca di trovare semplici soluzioni di compromesso tra le posizioni conflittuali dei due partner, ma di promuovere l’avvio di un percorso di crescita e di cambiamento personale, che incide sul modo di stare insieme.

È per questo che della conflittualità all’interno della coppia viene evidenziata la valenza positiva e costruttiva, in quanto occasione e strumento per trovare nuove soluzioni più funzionali all’evoluzione della relazione.

Per rispondere a una domanda che spesso mi viene fatta, l’obiettivo della psicoterapia di coppia non è quello di tenere unita la coppia!

Gli obiettivi della psicoterapia di coppia sono:

  • aiutare i due partner a superare il momento di stallo in cui si trovano e individuare le soluzioni più adatte per affrontarlo
  • aiutare a costruire nuove capacità di interazione con l’altro
  • aiutare i due partner ad analizzare le dinamiche relazionali in gioco e arrivare ad una maggiore consapevolezza di sé e della propria unione, per decidere se continuare a stare insieme o separarsi.

Con uno psicoterapeuta di coppia, i due partner possono esprimere e condividere pensieri e vissuti, collegando il periodo di crisi che stanno vivendo in quel momento all’intera storia della coppia.
E’ possibile arrivare a superare sterili discussioni e la rabbia che segna spesso questi momenti conflittuali.

Se vuoi richiedere un colloquio con la dott.ssa Maura Schiavetta, chiama il numero 3381213793 o compila il modulo qui sotto qui sotto:

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