
Nell’intricato percorso attraverso cui costruiamo la nostra identità, l’immagine che abbiamo di noi stessi prende forma nel tempo, attraverso le esperienze, le relazioni e i significati che attribuiamo a ciò che viviamo.
Fin dall’infanzia, il modo in cui veniamo guardati, ascoltati e riconosciuti dalle persone importanti della nostra vita contribuisce a costruire le nostre rappresentazioni di noi stessi. Non è una singola frase, né un singolo episodio, a determinare chi diventeremo. È piuttosto l’intreccio delle esperienze che viviamo e del significato che, nel tempo, impariamo ad attribuire loro che può contribuire a formare alcune convinzioni profonde su chi siamo e su quanto valiamo.
Può accadere, per esempio, che un bambino che si sente ripetere frequentemente di non essere abbastanza bravo, intelligente o capace inizi, poco alla volta, a guardarsi attraverso quello stesso sguardo. Quella che all’inizio può essere stata un’esperienza dolorosa o una frase ricevuta in un momento particolare può, nel tempo, trasformarsi in una convinzione più stabile: “forse non sono abbastanza”, “gli altri sono più capaci di me”, “se provo potrei fallire”.
Non significa che quelle convinzioni siano necessariamente la realtà. Possono rappresentare il modo in cui, in una determinata fase della propria vita, abbiamo cercato di comprendere ciò che ci accadeva e di trovare un posto nelle relazioni importanti per noi.
Quando il passato continua a parlare nel presente
Nell’età adulta alcune di queste rappresentazioni possono continuare a influenzare il modo in cui interpretiamo noi stessi e ciò che ci accade.
Una persona potrebbe, per esempio, rinunciare a un’opportunità lavorativa perché teme di non essere all’altezza, oppure avere difficoltà ad accogliere l’interesse di qualcuno perché fatica a sentirsi degna di amore e considerazione.
A volte ciò che dall’esterno può apparire come autosabotaggio può essere, per la persona, un modo inconsapevole di proteggersi. Evitare una situazione, non esporsi, rinunciare prima ancora di provare possono ridurre, almeno nell’immediato, il rischio di confrontarsi con il fallimento, il rifiuto o con quella sensazione dolorosa di non essere abbastanza.
In questo senso, alcuni comportamenti che oggi sembrano ostacolarci possono avere avuto, in un altro momento della nostra storia, una funzione.
Anche le relazioni possono diventare lo specchio delle nostre convinzioni
Le rappresentazioni che abbiamo di noi stessi possono entrare anche nelle relazioni.
Quando una persona è profondamente convinta di poter essere rifiutata, giudicata o abbandonata, una parola, un silenzio o un cambiamento nell’atteggiamento dell’altro possono assumere un significato particolarmente intenso.
Non è necessariamente ciò che l’altro ha detto o fatto a determinare la nostra reazione. A volte è il significato che quell’esperienza assume dentro di noi a riattivare qualcosa di già conosciuto.
Così, una persona può diventare molto attenta ai segnali di disapprovazione, cercare continuamente conferme, evitare il conflitto oppure, al contrario, allontanarsi per prima per non correre il rischio di essere lasciata.
Il passato, in questi casi, non si ripete semplicemente. Può diventare una lente attraverso cui leggiamo il presente.
Comprendere, prima ancora che cambiare
Riconoscere l’influenza delle proprie esperienze passate non significa attribuire al passato la responsabilità di tutto ciò che viviamo oggi.
Significa, piuttosto, iniziare a osservare il modo in cui alcune esperienze hanno contribuito a costruire il nostro modo di stare con noi stessi e con gli altri.
Il cambiamento non consiste semplicemente nel sostituire un pensiero negativo con uno positivo.
Può iniziare dalla possibilità di riconoscere quelle convinzioni, comprenderne l’origine, osservare quando si attivano e interrogarsi sul significato che hanno assunto nella propria storia.
In questo percorso, la psicoterapia può offrire uno spazio in cui ciò che per molto tempo è sembrato naturale o inevitabile può essere guardato da una prospettiva diversa.
Non per cancellare il passato, ma per poterlo comprendere e integrarlo nella propria storia senza esserne necessariamente determinati.
Un’immagine di sé che può trasformarsi
Il senso di sé non è qualcosa di immutabile. Si costruisce nelle relazioni e nelle esperienze e, nel corso della vita, può continuare a trasformarsi.
Le convinzioni che abbiamo sviluppato su noi stessi possono essere profonde e resistenti, ma non per questo devono rimanere l’unico modo possibile di guardarci.
A volte il cambiamento comincia proprio da una domanda:
“È davvero questo ciò che sono, oppure è il modo in cui ho imparato a pensare me stesso?”
Da questa domanda può aprirsi uno spazio nuovo. Uno spazio in cui il passato continua a far parte della nostra storia, ma non è più necessariamente l’unica voce attraverso cui possiamo raccontare chi siamo.
Forse non si tratta di diventare qualcun altro.
Forse si tratta di poter incontrare, con maggiore libertà, la persona che siamo diventati.