I tanti “Perchè?” dei bambini: cosa significano e come rispondere.

perchèArriva per tutti i genitori il momento in cui i figli iniziano a fare domande, a volte “scomode”, partendo con le famose raffiche di “perché?perché? perché?”.

Spesso i genitori vanno in ansia o si arrabbiano, per le troppe domande o perché non sanno come rispondere a quesiti che sembrano altamente filosofici o richiamare alle leggi della fisica, studiate molti anni prima a scuola.

Dobbiamo fermarci però a riflettere: CHE COSA CI STA CHIEDENDO DAVVERO il nostro bambino?

A seconda dell’età, sta vivendo situazioni e relazioni percepite in base al livello di sviluppo cognitivo ed emotivo raggiunto. Soprattutto se si tratta di un bambino piccolo, ma questa può essere una regola generale, è probabile che la sua domanda “filosofica” o di fisica nucleare sia in realtà:

  1. un modo per conoscere quel fenomeno o capire come comportarsi di fronte a quell’evento. I bambini iniziano a fare domande concrete per capire come si fanno le cose e come ci si comporta per superare le difficoltà.
  2. un modo per richiedere attenzioni. Quando partono le domande una dopo l’altra è probabile che vostro figlio stia cercando di “tenervi lì” con lui a parlare. In questi casi provate a proporre una nuova attività al bambino perché forse si sta annoiando o, se non avete tempo in quel momento, chiaritelo esplicitamente e rimandate a più tardi un momento da passare insieme.
  3. un bisogno di rassicurazione: a domande del tipo “Mi vuoi bene?” o “Ti piace il mio disegno?” (che significa “Ti piace quello che faccio io?”), basta rispondere con un “Sì!” deciso. Altre domande di questo tipo possono riguardare i motivi per cui i bambini picchiano o perché la gente si ammala: in questi casi si può chiedere a cosa si stia riferendo in particolare oppure cosa ne pensi.

 

COSA DEVE FARE IL GENITORE?

  • Prestare sempre attenzione alle domande del proprio figlio perché possono nascondere uno dei bisogni descritti in precedenza, senza sminuire o far sentire “stupide” le sue richieste.
  • Se non è il momento giusto per parlare, lo si può dire al bambino e rimandare ad un altro momento della giornata in cui potete dare attenzione alle sue richieste.
  • Se non sapete rispondere, potete dirlo al bambino e potete prendere tempo per cercare insieme la risposta o per informarvi. In questo modo, il bambino capisce anche che l’adulto non è onnisciente, né onnipotente e che si può sopravvivere anche così!

 

I DIVERSI TIPI DI RISPOSTE in base all’età del bambino (considerando le differenze individuali):

Se il bambino è piccolo, dobbiamo far riferimento a esperienze pratiche e concrete, dare spiegazioni che comprendano sentimenti e intenzioni degli oggetti, riferendosi ad un tempo e uno spazio non troppo lontani.

Facciamo un esempio: quando ci chiede “Perché piove?”, invece di addentrarci in lunghe spiegazioni scientifiche, è possibile che al nostro bambino basti sapere che “piove perché gli alberi e i fiori hanno tanto bisogno di bere” o che “i giochi del parchetto avevano bisogno di una ripulita, ma che domani si potrà tornare a giocare fuori”.

Alle scuole elementari è possibile includere gradualmente concetti astratti e spiegazioni scientifiche: “Piove perché quando fa caldo l’acqua evapora e forma le nuvole. Quando si raffreddano il vapore ridiventa acqua e cade giù, così bagna le piante.” 

Dai 10 anni in poi dovrebbe conoscere il ciclo dell’acqua, quindi chiedetevi come mai vi sta facendo questa domanda, se non ha capito, se non si ricorda, se vi sta chiedendo altro rispetto alla vostra relazione. E comunque ripassate insieme: “L’acqua evapora con il calore e sale a formare nubi; quando incontrano correnti di aria fredda, il vapore acqueo si condensa e cade sotto forma di acqua per forza di gravità”. 

Nel libro “I Perchè dei nostri bambini. Come dare le risposte giuste” di Paola Santagostino vengono spiegati in modo semplice questi e altri concetti. L’ultima parte contiene poi una serie di risposte pratiche da dare al bambino a seconda dell’età, su temi molto importanti come la sessualità, obblighi e divieti, emozioni, ecc.

In ogni caso, ascoltate i vostri bimbi e prendete le loro domande come azione comunicativa e relazionale nei vostri confronti. Può essere una bella occasione di scambio… e anche un modo per voi di ripassare!