Aborto spontaneo: cosa dire a chi lo sta vivendo?

Quando si vive un evento traumatico, conta sia l’evento stesso che quello che succede dopo l’evento.

Le parole delle persone che sentiamo dopo la perdita di una gravidanza si legano inevitabilmente a quel momento. Possono diventare una risorsa, qualcosa che aiuta nell’elaborare in modo positivo quello che la donna sta vivendo, oppure possono diventare macigni, pesi aggiuntivi che si fissano accanto all’evento e non si staccano più.

E’ possibile che si ricorderanno di quell’evento: il giorno, le sensazioni fisiche, i colori, i suoni e le parole dei cari, ecc. Quando si vive un aborto, non importa se alla quinta o alla quarantesima settimana, capita a tutte di sentire almeno una volta (se va bene) frasi di parenti o amici che volendo “tirare su il morale” dicono cose che non sono adeguate.

Cose da NON dire a chi ha appena vissuto un aborto:

Queste non sono parole da dire a chi ha appena interrotto una gravidanza e il sogno che ne conseguiva. Queste parole sono segno di incapacità e inadeguatezza delle persone che le dicono, perchè completamente non sintonizzate con il vissuto dell’altro in quel momento. Fanno sentire la donna sbagliata, lontana anni luce da questa idea.

Non è facile per nessuno sapere cosa fare in questi momenti ma basterebbe sapere che quando c’è una sofferenza non va sminuita mortificata o dimenticata. Nessuno ha la soluzione magica per un evento simile, ma quello che è utile è stare vicino.

  • Sei giovane,
  • Ne avrai un altro
  • Eri solo all’inizio
  • É la selezione naturale
  • Tra tre mesi puoi riprovarci
  • Ne hai già un altro

Cosa DIRE a chi ha appena vissuto un aborto:

  • Dare un abbraccio
  • Stare accanto
  • Stare in silenzio
  • Ascoltare
  • Preparare del cibo (una torta per esempio!)

Ricorda che alla donna che ha appena terminato la gravidanza sta capitando qualcosa che si porterà dietro per tutta la vita, anche se poi farà altri 5 figli. Quello non nato sarà sempre con lei e andrebbe aggiunto al conteggio. Lo spazio nel suo cuore e nella sua testa rimarrà sempre per lui/lei. Non bisogna farlo andar via. Consiglia di creare una scatola, scrivere il nome del bambino/a, mettere dentro ricordi come ecografie, oggetti o pensieri che hi avuto per questa unica e insostituibile gravidanza.

Io direi così: “Stai mangiando il limone più aspro di tutta la pianta. Trasformalo almeno in una limonata. Trasforma il tuo dolore. Non sprecarlo. Fa’ che questo bambino/a non sia arrivato invano, dai un senso a questa esperienza. Cerca di capire che cosa ti ha portato, in che cosa ti ha cresciuto.”

Una volta una paziente mi disse: “La prima volta che mi è successo ho scoperto di essere viva, di avere un corpo, di esserci La seconda volta ho capito di poter provare tanto amore. La terza volta ho scoperto la rabbia. Non mi sono arrabbiata mai in tutta la vita, o meglio l’ho sempre trattenuta e mai espressa, ho condotto un’esistenza zen e finalmente posso esprimere la rabbia, posso mandare gli altri affan… (sì, gli altri che mi hanno detto le frasi di prima) posso affermare me stessa, posso non stare attenta all’altro, a non disturbare. La quarta volta ho scoperto che posso scegliere non adattarmi al volere degli altri.”

Dicevo: “Trova quello che significa per te questo figlio, cosa ti ha insegnato. Ascoltati. Non dimenticare. Parlane. E se non passa il dolore sordo che senti, parla con uno psicologo che ti aiuterà ad affrontare questo momento. Se vuoi raccontarmi la tua esperienza scrivimi…”

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